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Quale stazione di energia fa funzionare un apparecchio CPAP per tutta la notte?

Una CPAP assorbe da 30 a 90 W e, a differenza di un frigorifero, li assorbe in modo continuo per tutto il tempo in cui si dorme. Con i 45 W usati qui, una notte di otto ore toglie alla batteria circa 425 Wh una volta contate le perdite dell’inverter. Una stazione da mezzo chilowattora copre una notte. Accendendo l’umidificatore riscaldato, la stessa notte costa all’incirca il doppio.

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Prima di tutto: questa pagina non sostituisce nessuno

La terapia a pressione positiva continua è una terapia. Questo sito è documentale e fa aritmetica su potenze e capacità: non è il produttore dell’apparecchio, non è il centro che ha impostato la pressione e non è un medico. Prima di contare su una batteria per una notte intera vanno lette le istruzioni del proprio apparecchio, che indicano quali alimentazioni esterne sono ammesse, e va sentito chi segue la terapia.

Vale in particolare per due situazioni. La prima è l’uso al posto della rete in un blackout, dove il punto critico non è la capacità ma il fatto che l’apparecchio non si spenga nel momento della commutazione. La seconda è l’ossigeno supplementare collegato al circuito, che introduce vincoli che nessuna stima di autonomia può coprire. In entrambi i casi, un piano verificato con il proprio centro vale più di qualsiasi tabella.

Si contano le notti, non le ore

Le CPAP domestiche stanno tra 30 e 90 W, e questo sito lavora con 45 W come cifra di riferimento. Non c’è nessuna quota di funzionamento che addolcisca il numero: la turbina gira finché si dorme, quindi la quota è il 100%. Otto ore a 45 W fanno 360 Wh alla presa; con il rendimento dell’inverter ipotizzato all’85%, alla batteria ne costano circa 425.

Da lì il dimensionamento diventa semplice e si ragiona in notti. Mezzo chilowattora copre una notte. Un chilowattora ne copre due, con un margine che assorbe una notte più lunga o un apparecchio più esigente. Due chilowattora coprono un fine settimana lungo senza nessuna ricarica. Il calcolatore di autonomia permette di sostituire i 45 W con la cifra letta sul proprio alimentatore.

La variabile che sposta tutto è l’umidificatore riscaldato. Scaldare l’acqua è un carico resistivo e non è piccolo: a seconda dell’impostazione e dell’umidità della stanza può aggiungere altrettanto quanto la turbina, e in certe notti di più. Una macchina che da sola avrebbe coperto due notti ne copre una sola. Lo stesso vale, in misura minore, per il tubo riscaldato.

Che cosa vuol dire su capacità reali

Le tabelle applicano le stesse ipotesi a tre taglie. La riga da leggere è quella dell’apparecchio CPAP.

Una notte, forse due

ApparecchioAssorbimento tipicoAutonomia stimata
Frigorifero120 W10 h 12 min
Apparecchio CPAP45 W9 h 31 min
Router e modem15 W28 h 34 min
Televisore90 W4 h 46 min
Forno a microonde1200 W0 h 21 min

Due o tre notti

ApparecchioAssorbimento tipicoAutonomia stimata
Frigorifero120 W20 h 43 min
Apparecchio CPAP45 W19 h 21 min
Router e modem15 W58 h 2 min
Televisore90 W9 h 40 min
Forno a microonde1200 W0 h 44 min

Un fine settimana lungo, ed espandibile

ApparecchioAssorbimento tipicoAutonomia stimata
Frigorifero120 W20 h 43 min
Apparecchio CPAP45 W19 h 21 min
Router e modem15 W58 h 2 min
Televisore90 W9 h 40 min
Forno a microonde1200 W0 h 44 min

Va tenuto presente che le ore in tabella presuppongono l’umidificatore spento. Con l’umidificatore acceso conviene dimezzarle e considerare quel risultato la stima realistica. Chi campeggia o viaggia con la CPAP spesso sceglie di rinunciare all’umidificazione proprio per questo, e si accorge che il calcolo cambia di categoria.

Se l’apparecchio lo permette, si salta l’inverter

Molte CPAP funzionano internamente a bassa tensione continua e la ricevono da un alimentatore esterno. Diversi produttori vendono un cavo per alimentazione a corrente continua pensato per l’uso in camper o in barca. Usarlo su una stazione di energia, quando è previsto dal produttore dell’apparecchio, elimina un passaggio: la batteria non deve più produrre 230 V in alternata per poi farli riconvertire dall’alimentatore.

Il guadagno non è teorico. Sparisce la perdita di conversione ipotizzata all’85% e sparisce anche il consumo a vuoto dell’inverter, che su un carico da 45 W non è trascurabile. In pratica una notte può costare diverse decine di wattora in meno, e su una piccola unità questo è la differenza tra arrivare all’alba e non arrivarci.

Due avvertenze, però. Il cavo deve essere quello indicato dal produttore della CPAP: tensione e connettore giusti, non un adattatore generico. E l’uscita a corrente continua della stazione deve reggere la corrente richiesta senza andare in protezione. Se il produttore dell’apparecchio non prevede l’alimentazione diretta, si resta sulla presa a 230 V e si compra capacità invece di scorciatoie.

La commutazione conta quanto la capacità

Chi usa la stazione come riserva domestica ha un problema diverso da chi la usa in tenda: la corrente cade mentre si dorme. Un’unità con funzione di continuità sta permanentemente tra la presa a muro e l’apparecchio, lascia passare la rete e passa a batteria da sola. Il tempo di commutazione dichiarato è la cifra che dice se l’apparecchio se ne accorge.

Dove il produttore non dichiara nessun tempo di commutazione, non conviene dare per scontato che una CPAP attraversi il passaggio senza riavviarsi. È una verifica da fare da svegli, una sera qualsiasi, staccando la spina della stazione dal muro e guardando che cosa succede all’apparecchio. Farla dopo un blackout vero è tardi.

Vale anche la pena controllare il contorno. In Italia molte di queste unità escono con prese Schuko, e la spina italiana di tipo L a spinotti sottili non ci entra senza adattatore. Se l’alimentatore della CPAP finisce su una ciabatta, quella ciabatta diventa parte della catena di continuità e va provata insieme al resto.

Tre unità dimensionate sulle notti che servono

BLUETTI AC50P è la scelta da viaggio: capacità 504 Wh, cioè una notte piena senza umidificatore, peso 6,9 kg che sta in una valigia, e commutazione dichiarata in 20 ms. È l’unità giusta per una notte fuori, non per una settimana.

BLUETTI Elite 100 V2 è il compromesso domestico: 1 024 Wh coprono due o tre notti secondo l’umidificatore, la commutazione dichiarata è 10 ms e la potenza continua di 1 800 W lascia spazio per tenere sulla stessa unità anche il router. La scheda intera è su questa pagina.

EcoFlow DELTA 3 serve a chi vuole smettere di contare: 10 ms di commutazione e Espandibile fino a 5 000 Wh, il che vuol dire che se una notte non basta mai si aggiunge una batteria invece di ricomprare tutto.

Poi si guarda il proprio alimentatore

I 45 W di questa pagina sono un punto di partenza comune, non una misura dell’apparecchio che si ha sul comodino. Il numero esatto sta sulla targhetta dati dell’alimentatore esterno, insieme alla tensione e alla corrente. Se la targhetta dà ampere e volt in continua, il prodotto dei due è la potenza massima assorbita, che è già una cifra prudente perché la turbina raramente ci arriva.

Due correzioni restano fuori da qualsiasi tabella. Il freddo riduce la capacità utilizzabile, e in tenda a fine stagione conviene aspettarsi meno ore di quelle calcolate. E la durata dichiarata in cicli è riferita a una percentuale di capacità residua, comunemente l’80%, a volte il 70%: un’unità a fine vita dichiarata rispetta la sua specifica e consegna comunque meno di quando era nuova. Tutte le ipotesi del sito sono elencate nella pagina sul metodo.

Domande frequenti

Quanti wattora consuma una CPAP in una notte?

Con i 45 W di riferimento e otto ore di sonno, circa 360 Wh alla presa e circa 425 Wh prelevati dalla batteria una volta contato il rendimento dell’inverter. L’umidificatore riscaldato può raddoppiare quella cifra. Il valore giusto per il proprio apparecchio si legge sulla targhetta dell’alimentatore.

Si può alimentare anche l’umidificatore da una stazione di energia?

Tecnicamente sì, è un carico resistivo modesto in confronto alla potenza continua di quasi tutte queste unità. Il problema è la capacità: scaldare acqua per otto ore consuma quanto e più della turbina. Chi ha bisogno di più notti da una sola carica di solito spegne l’umidificazione e alza l’umidità della stanza in un altro modo.

È meglio il cavo in corrente continua o l’alimentatore a 230 V?

Il cavo in continua, quando il produttore dell’apparecchio lo prevede: evita la conversione e il consumo a vuoto dell’inverter, quindi una notte costa meno wattora. Va però usato il cavo previsto per quel modello, con tensione e connettore corretti, e va verificato che l’uscita in continua della stazione regga la corrente richiesta.

Se la corrente va via mentre dormo, la stazione subentra in tempo?

Solo se ha una funzione di continuità e solo se è già collegata tra la presa a muro e l’apparecchio. Il tempo di commutazione dichiarato dà un’indicazione, ma la verifica va fatta da svegli, staccando la stazione dalla rete e guardando se l’apparecchio prosegue. Dove nessun tempo è dichiarato, non va dato per scontato nulla.

La pressione impostata cambia il consumo?

In parte sì: una pressione più alta chiede più lavoro alla turbina, e lo stesso vale per una maschera che perde. Lo scarto resta però dentro l’intervallo da 30 a 90 W usato qui, ed è molto più piccolo della differenza che fa accendere o spegnere l’umidificatore riscaldato. Per un piano che dipende da queste ore, va sentito il centro che segue la terapia.