PowerStationFacts

Quale stazione di energia ricarica un computer portatile, e quante volte?

Un computer portatile assorbe da 30 a 100 W mentre lavora e si ricarica, quindi le ore non sono il problema. Qui conta un altro numero: caricare via USB-C salta completamente l’inverter, ed elimina sia la perdita di conversione sia il consumo a vuoto. Una stazione da un quarto di chilowattora copre una giornata di lavoro normale, e una da un chilowattora copre una settimana di ricariche.

PowerStationFacts partecipa al programma di affiliazione Amazon Services LLC. Se si acquista tramite un link di questa pagina è possibile che il sito riceva una commissione, e il prezzo pagato non cambia.

Si usa la porta USB-C, non la presa

È la raccomandazione centrale di questa pagina e vale più di qualsiasi scelta di capacità. Una stazione di energia immagazzina corrente continua. Per offrire una presa a 230 V deve convertirla in alternata, e quella conversione qui è ipotizzata all’85%. L’alimentatore del portatile, subito dopo, riporta la corrente in continua a bassa tensione: una seconda conversione, con la sua perdita.

Collegando invece il portatile alla porta USB-C della stazione, si salta tutto. Nessun inverter da accendere, nessun consumo a vuoto, una conversione in meno. In pratica, dalla stessa batteria si ricavano parecchie ricariche in più, e l’unità non deve nemmeno tenere acceso il circuito più rumoroso e più energivoro che possiede.

La condizione è che il portatile si carichi via USB-C, cosa ormai comune. Va controllata la potenza della porta della stazione: una porta da 100 W o più copre praticamente qualsiasi portatile, una da 60 W carica più lentamente una macchina esigente e potrebbe non tenere il passo se si lavora contemporaneamente. La targhetta dell’alimentatore originale dice quale delle due situazioni si ha davanti.

Quante ricariche si ottengono davvero

Un portatile leggero ha una batteria interna intorno ai 50 Wh, uno da lavoro tra i 70 e i 100 Wh. Con una ricarica via USB-C le perdite sono modeste, quindi una stazione da un quarto di chilowattora dà nell’ordine di quattro ricariche complete di una macchina leggera. Passando dalla presa a 230 V, le stesse ricariche diventano tre o poco più.

Il conto vero però non è a ricariche: è a giornate. Chi lavora otto ore con il portatile collegato in permanenza consuma meno di chi lo scarica e lo ricarica, perché una batteria tenuta in carica assorbe solo quello che serve al processore e allo schermo. Su una macchina da ufficio significa quaranta o cinquanta watt medi, cioè una giornata intera dentro un quarto di chilowattora.

Le tabelle sotto applicano le stesse ipotesi a tre taglie. La riga da leggere è quella del computer portatile, tenendo però presente che è calcolata sulla presa in alternata: via USB-C le ore reali sono migliori.

Una giornata di lavoro

ApparecchioAssorbimento tipicoAutonomia stimata
Frigorifero120 W5 h 47 min
Apparecchio CPAP45 W5 h 24 min
Router e modem15 W16 h 12 min
Televisore90 W2 h 42 min
Forno a microonde1200 W0 h 12 min

Qualche giornata

ApparecchioAssorbimento tipicoAutonomia stimata
Frigorifero120 W5 h 50 min
Apparecchio CPAP45 W5 h 26 min
Router e modem15 W16 h 19 min
Televisore90 W2 h 43 min
Forno a microonde1200 W0 h 12 min

Una settimana

ApparecchioAssorbimento tipicoAutonomia stimata
Frigorifero120 W20 h 43 min
Apparecchio CPAP45 W19 h 21 min
Router e modem15 W58 h 2 min
Televisore90 W9 h 40 min
Forno a microonde1200 W0 h 44 min

Il caso delle unità senza presa a 230 V

Esiste una categoria di stazioni che non ha nessuna presa in alternata e offre solo uscite USB-C, USB-A e corrente continua. Sembra una rinuncia, ed è invece la scelta più coerente per chi trasporta un portatile e poco altro: senza inverter l’unità è più leggera, più silenziosa, non ha consumo a vuoto e non ha niente che possa andare in protezione.

Anker SOLIX C300 DC appartiene a questa famiglia: 288 Wh di capacità per 2,8 kg di peso, cioè un’unità che sta in uno zaino insieme al computer. Va scelta sapendo che cosa non fa: non alimenta nulla che abbia una spina di tipo L o Schuko, quindi niente monitor da scrivania con alimentatore a 230 V, niente stampante, niente lampada da tavolo.

La domanda da porsi è semplice: durante la giornata fuori casa serve una presa o no? Se la risposta è no, la versione senza inverter è l’acquisto migliore. Se la risposta è forse, conviene la versione con presa, e le due si leggono affiancate nel confronto tra C300 e C300 DC.

Tre unità per una giornata lontano dalla presa

Anker SOLIX C300 DC è la scelta di chi carica solo via USB-C: 288 Wh, 2,8 kg e nessun inverter da alimentare. Copre una giornata di lavoro con margine, e va presa solo se davvero non serve mai una presa.

Anker SOLIX C300 ha la stessa capacità ma aggiunge la presa in alternata, 300 W di potenza continua e 10 ms di commutazione. Pesa 4,1 kg: è la versione che non costringe a scegliere in anticipo.

Anker SOLIX C1000 Gen 2 è un altro ordine di grandezza e serve a chi lavora da casa: 1 024 Wh di capacità, 2 000 W continui e 10 ms di commutazione, cioè portatile, monitor, router e modem che attraversano un’interruzione senza che la giornata si fermi.

Controllare il proprio alimentatore, e le proprie abitudini

I 60 W usati qui sono un punto di partenza comune, non una misura della macchina che si ha sulla scrivania. La targhetta dell’alimentatore dà la potenza massima erogabile, che è più di quanto il portatile assorba di norma: è un limite, non un consumo. Il valore reale dipende da che cosa si fa, e la differenza tra scrivere del testo e compilare o montare un video è di decine di watt.

Vanno poi contati gli accessori. Un monitor esterno raddoppia facilmente il consumo dell’insieme e, a differenza del portatile, quasi sempre chiede una presa a 230 V: è il momento in cui un’unità senza inverter mostra il suo limite. Un hub con dischi collegati aggiunge il suo.

Due correzioni restano generali. Il freddo riduce la capacità utilizzabile della stazione. E la durata dichiarata in cicli è riferita a una percentuale di capacità residua, comunemente l’80%, a volte il 70%: una piccola unità caricata tutti i giorni consuma quel conteggio molto più in fretta di una riserva domestica. Tutte le ipotesi sono nella pagina sul metodo.

Domande frequenti

Quante volte una stazione di energia ricarica un computer portatile?

Con una batteria interna intorno ai 50 Wh e la ricarica via USB-C, un quarto di chilowattora dà nell’ordine di quattro ricariche complete, e un chilowattora ne dà una quindicina. Passando dalla presa a 230 V, le stesse cifre calano di circa un quarto a causa della conversione e del consumo a vuoto dell’inverter.

Caricare via USB-C conviene davvero rispetto alla presa?

Sì, e la differenza non è marginale. La presa impone due conversioni, una nella stazione e una nell’alimentatore del portatile, e obbliga a tenere acceso l’inverter con il suo consumo a vuoto. La porta USB-C elimina entrambe le cose. Su una piccola unità questo vale una ricarica in più.

Una stazione ricarica anche un portatile da lavoro pesante?

Sì, purché la porta USB-C abbia potenza sufficiente. Le macchine con scheda grafica dedicata chiedono spesso più di quanto una porta da 60 W possa dare mentre si lavora: serve una porta da 100 W o più, oppure si accetta che la ricarica avvenga soprattutto a computer fermo. La targhetta dell’alimentatore originale è il riferimento.

Si può usare la stazione mentre si sta ricaricando dal solare?

Sì, queste unità accettano ingresso e uscita contemporaneamente. Con un carico da poche decine di watt e una giornata serena, un pannello modesto copre spesso l’intero consumo del portatile, e l’autonomia smette di essere un limite. La velocità di riempimento dipende dall’ingresso solare massimo dichiarato dall’unità.

Un monitor esterno cambia il dimensionamento?

Parecchio. Un monitor da scrivania sta spesso vicino al consumo del portatile, quindi raddoppia il totale, e quasi sempre chiede una presa a 230 V. Chi lavora con due schermi deve contare l’insieme e scegliere un’unità con inverter, perché su questo scenario una stazione senza presa non basta.